martedì 16 dicembre 2014

Let me introduce: the canederlo!

Per ragioni funzionali al clima, alla vita ed al lavoro d'alta montagna, il cibo consumato nelle regioni alpine dev'essere giocoforza nutriente, sostanzioso, pesante e, soprattutto, deve "profumare" di brodo di canederlo! Un menù montano (Sud Tirolese nella fattispecie) che si rispetti, deve necessariamente ricostituire tutte quelle energie perdute a causa dei lavori pesanti, a causa del freddo, dell'altitudine ecc. E' un antico retaggio che viene dai secoli passati, dove il lavoro e la "povertà" hanno prodotto questi cibi tanto apprezzati dai turisti.

 

L'offerta gastronomica è molto vasta. Dagli antipasti ai primi, dai secondi di carne fino ai dolci, tutto è finalizzato al recupero e/o immagazzinamento delle calorie. 

 

Durante i miei soggiorni in Alto Adige, sia invernali che estivi, mi sono letteralmente "sfondata" di prodotti gastronomici grassi, calorici, pesanti e superconditi. Tuttavia, non ho preso un Chilo! 

Merito delle lunghissime passeggiate ed attività all'aria aperta che questa regione offre al visitatore. 

Orbene, apriamo il menù.

 

 

In ogni ristorante, bistrò, rifugio o locanda altoatesina che si rispetti, gli antipasti sono costituiti da una ricca selezione di formaggi locali e salumi come l'immancabile Speck. 

Che siano serviti su rustici taglieri di legno o, in piatti in porcellana chic, gli antipasti trentini potrebbero tranquillamente costituire una portata unica, per quanto completi e sazievoli. Se a questo, aggiungiamo la ricca varietà di tipologie di pane disponibili, il mio stomaco è già apposto! Di farina di segale, con semi di papavero, con farine integrali, i famosi Bretzel, i Chifel e poi pani dai nomi impronunciabili tipo Pusterer Breatl, Schüttelbrot, Vinschger ecc. 

 

La natura ha graziato questa regione con panorami spettacolari ma è stata avara con le vocali. Comunque, pane davvero per tutti i gusti. Personalmente li ho trovati però leggermente "secchi", asciutti, addirittura arsi. L'unico pane che davvero mi è piaciuto tantissimo l'ho trovato alla "Casa del Torchio" a Bolzano. Dei panini davvero divini! Mi sono piaciuti talmente che ne ho chieste tre porzioni da portare via e consumare in treno! Passando alle prime portate, a seconda della zona, più o meno turistica, potrete saziarvi con i mitici "maccheroni alla pastora" conditi con un delizioso sughetto di pomodoro, funghi e speck; oppure i ravioli con burro e salvia; oppure ancora gli spätzle ossia degli gnocchetti si spinaci con panna e speck, e poi tantissimi tipi di risotti (addirittura mantecati con fiori alpini) ed infine LUI, Mister CANEDERLO. 

 

Il canederlo non è altro che una sorta di polpetta, declinata in molteplici varianti. In brodo, con burro e salvia, con ripieno agli spinaci, alle rape rosse, con lo speck ecc. Buoni, sazievoli ma pericolosissimi per chi ama i pasti leggeri.

 

Anche il suo brodo non scherza...una volta usciti da un locale in cui si cucinano i canederli in brodo, dovrete inesorabilmente ed inevitabilmente dar fuoco ai vostri vestiti e tagliarvi i capelli (scheeerzo!) Sempre a Bolzano, nella locanda "Paulaner" servono un Poker di primi con assaggi di questi ultimi piatti elencati. Un'occasione per gustarli tutti (a proposito, munitevi di Citrosidina).  

Con questi presupposti, non ho avuto granché occasione di assaggiare i secondi. Qualsiasi pietanza prendiate vi sentirete magicamente sazi già al primo boccone! Ad ogni modo si sprecano le varie polente, gulash, cacciagione come carne di cervo, di capriolo ecc. 

I contorni sono quelli che si possono trovare in qualsiasi regione italiana: patate fritte, al forno, mega insalatone ecc.

Un capitolo a parte lo meritano i dessert. Il re dei dolci tirolesi è, senza ombra di dubbio, lo STRUDEL di mele. 

Buono, buonissimo: fragrante, profumato ed aromatizzato alla perfezione.

La sola ed unica costante in ogni locale in cui abbiamo mangiato, era lo strudel: praticamente ne abbiamo fatto una cura intensiva.

Generalmente viene servito con gelato alla vaniglia d'estate o crema calda, sempre alla vaniglia, d'inverno. 

Altra tipicità è la torta di grano saraceno servita con salsa ai mirtilli e panna.

L'ho trovata gustosissima: sa di buono di genuino e, soprattutto, è leggera e non appesantisce (cosa che ho apprezzato molto).

 

 

Abbiamo assaggiato tantissime varietà di torte e dolci: al cioccolato, la famosa Sacher, la Foresta Nera, cornetti enormi ai cereali ecc.

Tutti però senza infamia e senza lode. Assolutamente buoni e da provare invece, sono i canederli dolci. Ossia canederli a base di ricotta ripieni con cuore morbido al cioccolato. 

Assicuratevi però di essere nelle vicinanze del vostro Hotel...

Ben altre glorie spettano alle favolose pizze trentine: perfettamente cresciute, ben alveolate, e cotte a puntino. 

Condimenti assolutamente all'altezza. 

Il record della pizza più buona spetta all'AQUAFUN di S. Candido. 

Al secondo posto la pizza della Taverna di Miramonti, sempre a S. Candido, in ex aequo con la pizza della Trattoria Babsi di Soprabolzano. 

Buone anche quelle di Bolzano ma più "turistiche". 

 

Link alla mia recensione Tripadvisor della Trattoria Babsi

Link alla mia recensione Tripadvisor della locanda Paulaner Bolzano

Link alla mia recensione Tripadvisor della Casa al Torchio Bolzano

   SIATE VIAGGIATORI, NON TURISTI

Pizza ai peperoni con olio santo opzionale (Casa al Torchio-Bolzano)
Torta al cioccolato-Bolzano
Torta di grano saraceno: buonissima!
Strudel di mele con crema alla vaniglia

Canederli dolci di ricotta con ripieno morbido al cioccolato
Strudel di mele con gelato alla vaniglia
Bolzano: shopping in centro...
Palle di cannone-Castel Roncolo. L'effetto dei canederli è lo stesso!!
Trova l'intruso!

mercoledì 10 dicembre 2014

I colori del Lago di Braies

Può la natura produrre dei colori così intensi, cangianti e profondi da sembrare artificiosi? Si, in Alto Adige anche l'ultima pozzanghera sul marciapiede ha i bellissimi colori del Vetrill. Il lago di Braies è proprio così come si vede nella fiction Un Passo dal Cielo anzi, se possible, è ancora più bello. Se avete seguito gli episodi precedenti, saprete che agli inizi di settembre, beccai in Sud-Tirol un tempo inclemente. Ebbene anche con un brutto cielo grigio, quel giorno i colori del lago erano da mozzare il fiato. Ci alziamo prestissimo, come al solito, e raggiungiamo il lago tramite il terminal degli autobus della città di Dobbiaco. In poco più di 20 minuti raggiungiamo il posto, insieme ad altri turisti mattinieri. Il lago inizialmente è nascosto dagli alti alberi e dal profilo del bellissimo Hotel (quello che a vederlo ricorda vagamente il Grand Hotel di Shining!). Ma, non appena giri l'angolo, appare all'improvviso la vista più bella che gli occhi dell'uomo possano vedere. 

 

Cosa sono un quadro di van Gogh, un dipinto di Raffaello o il volto della donna più bella, di fronte al lago di Braies?! Ne ho viste di cose belle e di paesaggi mozzafiato ma questo...i suoi colori, i suoi profumi...li porto nel cuore. Me ne sono innamorata già guardandolo in tv e sul web ma..."live" è stato ancora più bello! Guardate queste foto (notate bene, scattate in una giornata plumbea) e datemi ragione. Photoshop non c'entra affatto!

Il giro del lago si completa in circa due ore/due ore e mezza, pause per gli scatti comprese. Tre ore se invece, come noi, dovesse incontrare qualche anziano trekker ottantenne che vi aggancia parlandovi della sua vita non mollandovi più. Il "nostro" anziano camminatore Nonno Cesàr, aveva qualcosa come 84 anni suonati: non so se fosse tedesco ma era bianco e rosso in viso e, con gli immancabili bastoncini da trekking, se la cavava decisamente meglio di noi sul sentiero in salita! Noi zitti e con il fiatone, lui invece chiaccherava e si arrampicava contemporaneamente, perfettamente ossigenato!

 

La scrivania del mio ufficio ideale!




Il lago di Braies è bellissimo da qualsiasi punto. Il sentiero non è troppo impegnativo, a parte qualche salita breve e ripida, ma nulla di che. Se fosse stata una bella giornata avremmo affittato il barchino presso la palafitta, quella che nella fiction è la casa dello sveglio e vispissimo Terence Hill. Ad un certo punto il sentiero presenta una biforcazione che porta ancora più su, per ammirarlo dalla vetta ma noi abbiamo preferito circumnavigarlo e ritornare al punto di partenza nei pressi dell'Hotel. Siccome era presto e non avevamo fatto colazione, decidiamo per un cappuccio e croissant al bar dell'albergo, per altro sulla suggestiva terrazza che affaccia sul lago. Completiamo il giro estasiati, facciamo amicizia con le mucche autoctone e passiamo dalla famosa "caserma" della fiction. Arrivati all'Hotel, l'amara sorpresa: il bar apriva SOLO alle ore 10:00. Come si vede che questi non sono "mentalmente" italiani...ma quale cacchio di bar apre alle dieci-del-mattino! Sti SIGNORI! A che ora si svegliano! Per fortuna che, poco più in la, c'era una sorta di bistrò (che puzzava di canederlo) già aperto e ci siamo fermati li. Ed è stato meglio! 

 

 

 

 

Il cornetto poteva pesare qualcosa come mezzo chilo! Non era propriamente un croissant ma, piuttosto "briosciato", buonissimo e fragrante! Ancora ne ricordo piacevolmente il sapore. Il caffè invece...non è cosa loro. Abbiamo saputo in seguito che da li a poche ore avrebbero montato il set per le riprese della terza stagione. Checculo! Per poco mi sono persa la "verve" del protagonista della fiction sempre incollato su una sella. Sarà pure simpaticissimo nella vita però come attore ha lo stesso effetto di un colpo di calore. "Pietro, c'è stato un omicidio in centro" "Ok, prendo il cavallo" "Pietro una bambina sta annegando nel lago" "Ok, prendo il cavallo" "Pietro, bisogna acquistare una risma di fogli A4 per l'ufficio" "Ok, prendo il cavallo". Lo stacco musicale western che parte ogni qual volta PIETRO PRENDE IL CAVALLO è da premio Oscar. Mi sono sempre chiesta quale fosse il target di questa fiction nelle intezioni dei produttori....


Il tizio che si intravede con il K-way rosso nella foto sopra è l'anziano ottantaquattrenne che ci ha sequestrati con i racconti delle sue gesta. Parla italiano: se lo dovesse incontrare da quelle parti, fingete di parlare al telefono in inglese e superatelo con indifferenza.

SIATE VIAGGIATORI, NON TURISTI.



martedì 2 dicembre 2014

Le (QUASI) tre Cime di Lavaredo

 

Sveglia alle 4 del mattino: in residence tutto tace e bisogna camminare pianissimo per non far cigolare il legno della scala che conduce al pian terreno del nostro grazioso duplex. 

Attraversiamo il centro pedonale di S.Candido che, di mattina e deserto, è ancora più suggestivo. Il giornalaio che apriva bottega ci saluta guardandoci con curiosità: pioveva, faceva freddissimo e noi folli stavamo raggiungendo il terminal degli autobus per arrivare sulle Tre Cime

Con un breve tragitto di qualche Km scarso per Dobbiaco, raggiungiamo il luogo da cui partono tutti gli autobus: per Cortina, per il lago di Braies, per le Tre Cime ecc.

In tutto eravamo una decina di persone infreddolite (fra noi alcuni pendolari). 

 

Successivamente raggiungono il nostro lato del marciapiede due stranieri temerari abbigliati di tutto punto per un trekking chissà dove.  Arriva il nostro autobus e montiamo a bordo. Strisciamo la pass-card per viaggiare AGGRATIS in tutto il territorio e ci accomodiamo. Il viaggio dura circa 1 ora: le Tre Cime di Lavaredo, anche se sono il simbolo delle Dolomiti, si trovano in territorio Veneto. Pare che il confine si trovi esattamente fra loro! Sull'autobus un gruppo di persone ci guarda e fa: "Buongiorno, folli anche voi?" Ehh! Abbiamo fatto 85 ore di treno per arrenderci a un po' di freddo e qualche gocciolina di pioggia?! In realtà è vero, faceva sì molto freddo ma la pioggia era finissima, impalpabile, quasi brina in sospensione nell'aria. QUELLA PIOGGIA SCASSACAxxxI che non è nè temporale e nè tale da costringerti a cambiare programma: la classica pioggerella che ti rovina la giornata. 

 

A proposito: il piano B, in caso di maltempo nel nostro soggiorno in Sud-Tirol, prevedeva una divertente giornata nel bellissimo AQUAFUN di S.Candido. Se ci passate andateci, è davvero bello: piscine e scivoli che si affacciano sui Baranci da una vetrata spettacolare! Belli anche i soffitti e le travature in legno. Inoltre al suo interno c'è un delizioso ristorante-pizzeria, in cui abbiamo mangiato la pizza più buona del Trentino (complimenti al pizzaiolo tedesco). Il locale si affaccia tramite un'ulteriore vetrata, direttamente sulle vasche sottostanti! 

Ad ogni modo, decidiamo di andare comunque a fare quella "passeggiata". 

Dopo un'ora arriviamo su, nel piazzale degli autobus a circa 2000 metri di altezza e veniamo scaricati. Come scendiamo ci afferra un freddo umido che penetra immediatamente nelle ossa. 

 

A queste altitudini la pioggia era ancora più impalpabile. L'autista in MANICHE CORTE (!!) scende dal suo mezzo per sgranchirsi e, aggiungo io, per procurarsi una sicura polmonite entro la serata. In Alto Adige hanno (TUTTI) la cattivissima abitudine di impostare i riscaldamenti di case, hotel, mezzi ecc a MANETTA.  Era soltanto il 4 settembre e i riscaldamenti erano tutti già in "modalità Natale". Sfido che stanno tutti in casa in maniche corte! Ma non soffrono l'escursione termica così repentina? So' Tedeschi, Ariani...la "razza perfetta"....! Io vivo a cavallo fra la costiera Amalfitana e quella Cilentana, mete turistiche per eccellenza, soprattutto per tedeschi, inglesi e americani. E' bellissimo vederli in pantaloncini ed infradito al primo e debole raggio di sole di Febbraio! 

 

 

Tornando in alta quota, dicevo, scesi dall'autobus alle 8:30 circa, ci incamminiamo sul sentiero seguendo il gruppo di 5 persone che è salito quassù con noi. La struttura del rifugio Auronzo ci dà immediatamente il benvenuto ma, decidiamo di non fermarci, puntando direttamente al rifugio Locatelli...tanto che ci vuole...è un trekking facile-facile, difficoltà bassa, per tutti!

Le numerosissime recensioni sul web indicavano, come unica difficoltà, l'eventuale presenza di passeggino per bambini al seguito. Bastardi

Il giro delle Tre Cime è una faticaccia SPACCACUORE per chi non è un trekker professionista. Il pensionato pantofolaio che si reca lassù con la moglie, per godersi il panorama invogliato dai vostri consigli da "Messner dei poveri", CI RIMANE! Personalmente consiglio di non effettuare in modo più assoluto il giro completo: già arrivare al rifugio Locatelli è stato davvero sfiancante! Arrivate là (è da quel punto che si ammirano le Tre Cime come-da-cartolina), guardatevi il panorama, fissatelo nella vostra mente, pranzate, gustatevi una mega fetta di torta e TORNATE INDIETRO assolutamente dalla stessa strada! 

 

 

Ad un certo punto le 5 persone che ci precedevano si dividono: uno apre i suoi bastoncini da trekking e prende un sentiero tortuoso che, a quanto ho capito dopo,  portava immediatamente sotto le tre "dita di Dio", il giro più breve ma meno panoramico. Io invece volevo vederle dal punto classico, quello per cui ci aspettava ancora tanta strada. 

Confesso che già dopo la prima salita avrei gettato volentieri al vento le ore di treno e gli ottomila cambi per arrivare fin qui. 

E' stato mio marito ad insistere per proseguire. Eravamo letteralmente madidi di sudore per la salita ripida: i pile e le sciarpe che avevamo addosso erano bagnati e freddissimi e, per via della temperatura bassa (il rifugio segnava +8° il 2 settembre), il sudore ci si ghiacciava addosso rendendo la fatica ancor più insopportabile. 

Eh? Mi pare di aver sentito dire a qualcuno di voi: "Statti a casa la prossima volta!" Ehhhh! E' bello! E' scontato aprire un Travel Blog e scrivere soltanto di 1000 belle esperienze, tutte positive e da condividere! 

 

[-Sono stato qui-sono stato la-ho fatto un selfie con lo squalo bianco-ho fatto rafting sul Gange-ho scalato la Torre Eiffel a mani nude-ho mangiato carne di wapiti-ho attraversato a piedi la Route 66-ecc ecc.]


I viaggi sono fatti anche di esperienze negative, di cose andate male (vedi la pioggia dimmerda), di cambi di programma ecc. 

 

Ad un certo punto arriviamo su un'altura immediatamente sotto la "Forcella". Vediamo il rifugio lontanissimo e piccolissimo. Ma lo vediamo! Ebbene imbocchiamo il sentiero in ripida discesa e il rifugio Locatelli scompare dal nostro orizzonte, fino poi a ricomparire molto più tardi,  quando eravamo già stanchi "terminali".  Un'altra bella salita tosta, su dei terrazzamenti palizzati di legno e finalmente arriviamo sulla terrazza delle Dolomiti. Erano le 13:30. Ci soffermiamo fuori dalla struttura e ci pariamo di fronte alle Tre, o meglio, alle QUASI Tre Cime di Lavaredo. 

 

Ironia della sorte, un bel nuvolone di nebbia compatta copriva le 3 sommità.



Eccheccacchio! Tanta fatica per non vederle neppure intere! Sconsolata faccio qualche scatto e ci affacciamo all'interno del rifugio. Avevo letto dei bagni, dunque ci affrettiamo per svuotare la zavorra prima dell'arrivo dei turisti. E abbiamo fatto bene, i bagni erano puliti! Il rifugio è molto spartano, rustico ma, allo stesso tempo, intimo ed accogliente: sa di montagna, di cose antiche e, soprattutto...di canederlo! 

Fra teste impagliate, cimeli appesi e invitanti torte, ci sediamo e ordiniamo due immense porzioni di Sacher. 

Ammetto che quella fetta di dolce in realtà per me è stata amarissima. Programmare un viaggio e sudarlo (proprio in termini di soldi), raggiungere il posto con molte ore di viaggio, le levatacce mattutine, la fatica fisica per arrivare letteralmente in cima e poi? Eccole lì "velate" da quella nube che, ho visto poi in webcam, si è dissipata solo poche ore dopo la nostra discesa! 

 

Mi consolo acquistando il "Passaporto delle Dolomiti", un simpatico ricordino che va timbrato in ogni rifugio alpino. Una volta fuori abbiamo firmato il libro di Vetta (sta subito prima dell'ingresso sotto il porticato) e ci siamo nuovamente soffermati a guardare il panorama. Nel frattempo scendono dal dormitorio sovrastante alcuni turisti stranieri IN CANOTTA con 8 gradi! Si stabiliscono sui tavoli esterni, fanno colazione e cominciano a imbracarsi con l'equipaggiamento da scalata.  Noi decidiamo di cominciare la discesa, ignari che il peggio doveva ancora arrivare...Ve lo ripeto, NON prendete il sentiero che fa il giro delle Tre Cime, piuttosto suicidatevi con i numerosi reperti di guerra sparsi lungo tutto il territorio (teatro della Grande Guerra), come quello della foto! 


Ebbene, la cosa strana è che incontravamo decine e decine di escursionisti che procedevano contro mano, cioè facevano il giro nel senso contrario. 

Poi ho capito il perché. 

Non si può spiegare a parole l'affanno, il cuore che batte all'impazzata, la testa che pulsa per l'altitudine, i polpacci che tirano per lo sforzo della salita. E poi il fatto che il sentiero da quel lato è pericoloso, ripido, non definito e in molti punti accidentato, unito alla stanchezza dell'andata ci ha letteralmente uccisi. 

In tutto questo facce sorridenti di settantenni bardati di tutto punto con scarponcini PRO e quei cacchio di onnipresenti bastoncini da trekking. "Hi" accennavano ad ogni passaggio. 

...HI-UTO avrei voluto rispondere io! 

Dicevo che a parole non si può trasmettere il disagio fisico e mentale di quel ritorno al parcheggio degli autobus, ebbene, tanto per farvi rendere conto, questa che si vede in foto è la PRIMA salita che vi aspetta. Gli esseri umani ci sono, ma sono talmente piccoli che non si vedono...per farvi capire le proporzioni del sentiero e della salita!

 

Sulla sinistra si vede la base delle Tre Cime, dovrete praticamente circumnavigarle e tornare al punto di partenza. Il tutto in due ore abbondanti partendo dal rifugio Locatelli. 

A distanza di tempo ricordo esattamente la fatica fisica ma è anche vero che lassù ho visto paesaggi che altrimenti mai avrei visto in vita mia, nonostante fosse tutto ingrigito dal brutto tempo. 

Picchi aguzzi dalle forme strane, i colori dei laghetti alpini, la vegetazione fatta di fiorellini coloratissimi e composizioni di nomi e dediche fatte con le pietre dai turisti, talmente grandi che si potevano vedere soltanto da altezze elevate.

 L'ultimo tratto lo abbiamo fatto in compagnia di una piccola mandria di vitelli che, arrivati al piazzale degli autobus (FINALMENTE), si sono placidamente adagiati sull'erba. 

 

 

Anche noi eravamo pronti per ADAGIARCI PLACIDAMENTE in un tavùto (i non campani non la capiranno). Le condizioni del nostro equipaggiamento da trekking low-cost by Decathlon erano da fotografare! Il colore delle mie scarpe e del mio pantalone tecnico era di un bel marrone-fango incrostato, misto a verde erba. Per fortuna che avevamo i k-way per la pioggia. 

A giusta conclusione, da li a poco mi avrebbe aspettato una discesa in autobus lungo i numerosi e vomitevoli tornanti fin giù a valle, merito di un simpatico autista a cui, evidentemente, non hanno mai insegnato a dosare sapientemente il freno. 

Chissà se in alta quota le bestemmie prendono?

 

 

Nonostante tutto, non so se sarà fra un anno, cinque o dieci, io lassù ci devo tornare. Devo vederle nella loro intera bellezza e devo togliermi gli scarponcini per poggiare i piedi nudi sull'erba del pianoro del rifugio Locatelli.  

 

 

  Link alla mia recensione del rifugio Locatelli su TripAdvisor

  SIATE VIAGGIATORI, NON TURISTI