martedì 16 dicembre 2014

Let me introduce: the canederlo!

Per ragioni funzionali al clima, alla vita ed al lavoro d'alta montagna, il cibo consumato nelle regioni alpine dev'essere giocoforza nutriente, sostanzioso, pesante e, soprattutto, deve "profumare" di brodo di canederlo! Un menù montano (Sud Tirolese nella fattispecie) che si rispetti, deve necessariamente ricostituire tutte quelle energie perdute a causa dei lavori pesanti, a causa del freddo, dell'altitudine ecc. E' un antico retaggio che viene dai secoli passati, dove il lavoro e la "povertà" hanno prodotto questi cibi tanto apprezzati dai turisti.

 

L'offerta gastronomica è molto vasta. Dagli antipasti ai primi, dai secondi di carne fino ai dolci, tutto è finalizzato al recupero e/o immagazzinamento delle calorie. 

 

Durante i miei soggiorni in Alto Adige, sia invernali che estivi, mi sono letteralmente "sfondata" di prodotti gastronomici grassi, calorici, pesanti e superconditi. Tuttavia, non ho preso un Chilo! 

Merito delle lunghissime passeggiate ed attività all'aria aperta che questa regione offre al visitatore. 

Orbene, apriamo il menù.

 

 

In ogni ristorante, bistrò, rifugio o locanda altoatesina che si rispetti, gli antipasti sono costituiti da una ricca selezione di formaggi locali e salumi come l'immancabile Speck. 

Che siano serviti su rustici taglieri di legno o, in piatti in porcellana chic, gli antipasti trentini potrebbero tranquillamente costituire una portata unica, per quanto completi e sazievoli. Se a questo, aggiungiamo la ricca varietà di tipologie di pane disponibili, il mio stomaco è già apposto! Di farina di segale, con semi di papavero, con farine integrali, i famosi Bretzel, i Chifel e poi pani dai nomi impronunciabili tipo Pusterer Breatl, Schüttelbrot, Vinschger ecc. 

 

La natura ha graziato questa regione con panorami spettacolari ma è stata avara con le vocali. Comunque, pane davvero per tutti i gusti. Personalmente li ho trovati però leggermente "secchi", asciutti, addirittura arsi. L'unico pane che davvero mi è piaciuto tantissimo l'ho trovato alla "Casa del Torchio" a Bolzano. Dei panini davvero divini! Mi sono piaciuti talmente che ne ho chieste tre porzioni da portare via e consumare in treno! Passando alle prime portate, a seconda della zona, più o meno turistica, potrete saziarvi con i mitici "maccheroni alla pastora" conditi con un delizioso sughetto di pomodoro, funghi e speck; oppure i ravioli con burro e salvia; oppure ancora gli spätzle ossia degli gnocchetti si spinaci con panna e speck, e poi tantissimi tipi di risotti (addirittura mantecati con fiori alpini) ed infine LUI, Mister CANEDERLO. 

 

Il canederlo non è altro che una sorta di polpetta, declinata in molteplici varianti. In brodo, con burro e salvia, con ripieno agli spinaci, alle rape rosse, con lo speck ecc. Buoni, sazievoli ma pericolosissimi per chi ama i pasti leggeri.

 

Anche il suo brodo non scherza...una volta usciti da un locale in cui si cucinano i canederli in brodo, dovrete inesorabilmente ed inevitabilmente dar fuoco ai vostri vestiti e tagliarvi i capelli (scheeerzo!) Sempre a Bolzano, nella locanda "Paulaner" servono un Poker di primi con assaggi di questi ultimi piatti elencati. Un'occasione per gustarli tutti (a proposito, munitevi di Citrosidina).  

Con questi presupposti, non ho avuto granché occasione di assaggiare i secondi. Qualsiasi pietanza prendiate vi sentirete magicamente sazi già al primo boccone! Ad ogni modo si sprecano le varie polente, gulash, cacciagione come carne di cervo, di capriolo ecc. 

I contorni sono quelli che si possono trovare in qualsiasi regione italiana: patate fritte, al forno, mega insalatone ecc.

Un capitolo a parte lo meritano i dessert. Il re dei dolci tirolesi è, senza ombra di dubbio, lo STRUDEL di mele. 

Buono, buonissimo: fragrante, profumato ed aromatizzato alla perfezione.

La sola ed unica costante in ogni locale in cui abbiamo mangiato, era lo strudel: praticamente ne abbiamo fatto una cura intensiva.

Generalmente viene servito con gelato alla vaniglia d'estate o crema calda, sempre alla vaniglia, d'inverno. 

Altra tipicità è la torta di grano saraceno servita con salsa ai mirtilli e panna.

L'ho trovata gustosissima: sa di buono di genuino e, soprattutto, è leggera e non appesantisce (cosa che ho apprezzato molto).

 

 

Abbiamo assaggiato tantissime varietà di torte e dolci: al cioccolato, la famosa Sacher, la Foresta Nera, cornetti enormi ai cereali ecc.

Tutti però senza infamia e senza lode. Assolutamente buoni e da provare invece, sono i canederli dolci. Ossia canederli a base di ricotta ripieni con cuore morbido al cioccolato. 

Assicuratevi però di essere nelle vicinanze del vostro Hotel...

Ben altre glorie spettano alle favolose pizze trentine: perfettamente cresciute, ben alveolate, e cotte a puntino. 

Condimenti assolutamente all'altezza. 

Il record della pizza più buona spetta all'AQUAFUN di S. Candido. 

Al secondo posto la pizza della Taverna di Miramonti, sempre a S. Candido, in ex aequo con la pizza della Trattoria Babsi di Soprabolzano. 

Buone anche quelle di Bolzano ma più "turistiche". 

 

Link alla mia recensione Tripadvisor della Trattoria Babsi

Link alla mia recensione Tripadvisor della locanda Paulaner Bolzano

Link alla mia recensione Tripadvisor della Casa al Torchio Bolzano

   SIATE VIAGGIATORI, NON TURISTI

Pizza ai peperoni con olio santo opzionale (Casa al Torchio-Bolzano)
Torta al cioccolato-Bolzano
Torta di grano saraceno: buonissima!
Strudel di mele con crema alla vaniglia

Canederli dolci di ricotta con ripieno morbido al cioccolato
Strudel di mele con gelato alla vaniglia
Bolzano: shopping in centro...
Palle di cannone-Castel Roncolo. L'effetto dei canederli è lo stesso!!
Trova l'intruso!

mercoledì 10 dicembre 2014

I colori del Lago di Braies

Può la natura produrre dei colori così intensi, cangianti e profondi da sembrare artificiosi? Si, in Alto Adige anche l'ultima pozzanghera sul marciapiede ha i bellissimi colori del Vetrill. Il lago di Braies è proprio così come si vede nella fiction Un Passo dal Cielo anzi, se possible, è ancora più bello. Se avete seguito gli episodi precedenti, saprete che agli inizi di settembre, beccai in Sud-Tirol un tempo inclemente. Ebbene anche con un brutto cielo grigio, quel giorno i colori del lago erano da mozzare il fiato. Ci alziamo prestissimo, come al solito, e raggiungiamo il lago tramite il terminal degli autobus della città di Dobbiaco. In poco più di 20 minuti raggiungiamo il posto, insieme ad altri turisti mattinieri. Il lago inizialmente è nascosto dagli alti alberi e dal profilo del bellissimo Hotel (quello che a vederlo ricorda vagamente il Grand Hotel di Shining!). Ma, non appena giri l'angolo, appare all'improvviso la vista più bella che gli occhi dell'uomo possano vedere. 

 

Cosa sono un quadro di van Gogh, un dipinto di Raffaello o il volto della donna più bella, di fronte al lago di Braies?! Ne ho viste di cose belle e di paesaggi mozzafiato ma questo...i suoi colori, i suoi profumi...li porto nel cuore. Me ne sono innamorata già guardandolo in tv e sul web ma..."live" è stato ancora più bello! Guardate queste foto (notate bene, scattate in una giornata plumbea) e datemi ragione. Photoshop non c'entra affatto!

Il giro del lago si completa in circa due ore/due ore e mezza, pause per gli scatti comprese. Tre ore se invece, come noi, dovesse incontrare qualche anziano trekker ottantenne che vi aggancia parlandovi della sua vita non mollandovi più. Il "nostro" anziano camminatore Nonno Cesàr, aveva qualcosa come 84 anni suonati: non so se fosse tedesco ma era bianco e rosso in viso e, con gli immancabili bastoncini da trekking, se la cavava decisamente meglio di noi sul sentiero in salita! Noi zitti e con il fiatone, lui invece chiaccherava e si arrampicava contemporaneamente, perfettamente ossigenato!

 

La scrivania del mio ufficio ideale!




Il lago di Braies è bellissimo da qualsiasi punto. Il sentiero non è troppo impegnativo, a parte qualche salita breve e ripida, ma nulla di che. Se fosse stata una bella giornata avremmo affittato il barchino presso la palafitta, quella che nella fiction è la casa dello sveglio e vispissimo Terence Hill. Ad un certo punto il sentiero presenta una biforcazione che porta ancora più su, per ammirarlo dalla vetta ma noi abbiamo preferito circumnavigarlo e ritornare al punto di partenza nei pressi dell'Hotel. Siccome era presto e non avevamo fatto colazione, decidiamo per un cappuccio e croissant al bar dell'albergo, per altro sulla suggestiva terrazza che affaccia sul lago. Completiamo il giro estasiati, facciamo amicizia con le mucche autoctone e passiamo dalla famosa "caserma" della fiction. Arrivati all'Hotel, l'amara sorpresa: il bar apriva SOLO alle ore 10:00. Come si vede che questi non sono "mentalmente" italiani...ma quale cacchio di bar apre alle dieci-del-mattino! Sti SIGNORI! A che ora si svegliano! Per fortuna che, poco più in la, c'era una sorta di bistrò (che puzzava di canederlo) già aperto e ci siamo fermati li. Ed è stato meglio! 

 

 

 

 

Il cornetto poteva pesare qualcosa come mezzo chilo! Non era propriamente un croissant ma, piuttosto "briosciato", buonissimo e fragrante! Ancora ne ricordo piacevolmente il sapore. Il caffè invece...non è cosa loro. Abbiamo saputo in seguito che da li a poche ore avrebbero montato il set per le riprese della terza stagione. Checculo! Per poco mi sono persa la "verve" del protagonista della fiction sempre incollato su una sella. Sarà pure simpaticissimo nella vita però come attore ha lo stesso effetto di un colpo di calore. "Pietro, c'è stato un omicidio in centro" "Ok, prendo il cavallo" "Pietro una bambina sta annegando nel lago" "Ok, prendo il cavallo" "Pietro, bisogna acquistare una risma di fogli A4 per l'ufficio" "Ok, prendo il cavallo". Lo stacco musicale western che parte ogni qual volta PIETRO PRENDE IL CAVALLO è da premio Oscar. Mi sono sempre chiesta quale fosse il target di questa fiction nelle intezioni dei produttori....


Il tizio che si intravede con il K-way rosso nella foto sopra è l'anziano ottantaquattrenne che ci ha sequestrati con i racconti delle sue gesta. Parla italiano: se lo dovesse incontrare da quelle parti, fingete di parlare al telefono in inglese e superatelo con indifferenza.

SIATE VIAGGIATORI, NON TURISTI.



martedì 2 dicembre 2014

Le (QUASI) tre Cime di Lavaredo

 

Sveglia alle 4 del mattino: in residence tutto tace e bisogna camminare pianissimo per non far cigolare il legno della scala che conduce al pian terreno del nostro grazioso duplex. 

Attraversiamo il centro pedonale di S.Candido che, di mattina e deserto, è ancora più suggestivo. Il giornalaio che apriva bottega ci saluta guardandoci con curiosità: pioveva, faceva freddissimo e noi folli stavamo raggiungendo il terminal degli autobus per arrivare sulle Tre Cime

Con un breve tragitto di qualche Km scarso per Dobbiaco, raggiungiamo il luogo da cui partono tutti gli autobus: per Cortina, per il lago di Braies, per le Tre Cime ecc.

In tutto eravamo una decina di persone infreddolite (fra noi alcuni pendolari). 

 

Successivamente raggiungono il nostro lato del marciapiede due stranieri temerari abbigliati di tutto punto per un trekking chissà dove.  Arriva il nostro autobus e montiamo a bordo. Strisciamo la pass-card per viaggiare AGGRATIS in tutto il territorio e ci accomodiamo. Il viaggio dura circa 1 ora: le Tre Cime di Lavaredo, anche se sono il simbolo delle Dolomiti, si trovano in territorio Veneto. Pare che il confine si trovi esattamente fra loro! Sull'autobus un gruppo di persone ci guarda e fa: "Buongiorno, folli anche voi?" Ehh! Abbiamo fatto 85 ore di treno per arrenderci a un po' di freddo e qualche gocciolina di pioggia?! In realtà è vero, faceva sì molto freddo ma la pioggia era finissima, impalpabile, quasi brina in sospensione nell'aria. QUELLA PIOGGIA SCASSACAxxxI che non è nè temporale e nè tale da costringerti a cambiare programma: la classica pioggerella che ti rovina la giornata. 

 

A proposito: il piano B, in caso di maltempo nel nostro soggiorno in Sud-Tirol, prevedeva una divertente giornata nel bellissimo AQUAFUN di S.Candido. Se ci passate andateci, è davvero bello: piscine e scivoli che si affacciano sui Baranci da una vetrata spettacolare! Belli anche i soffitti e le travature in legno. Inoltre al suo interno c'è un delizioso ristorante-pizzeria, in cui abbiamo mangiato la pizza più buona del Trentino (complimenti al pizzaiolo tedesco). Il locale si affaccia tramite un'ulteriore vetrata, direttamente sulle vasche sottostanti! 

Ad ogni modo, decidiamo di andare comunque a fare quella "passeggiata". 

Dopo un'ora arriviamo su, nel piazzale degli autobus a circa 2000 metri di altezza e veniamo scaricati. Come scendiamo ci afferra un freddo umido che penetra immediatamente nelle ossa. 

 

A queste altitudini la pioggia era ancora più impalpabile. L'autista in MANICHE CORTE (!!) scende dal suo mezzo per sgranchirsi e, aggiungo io, per procurarsi una sicura polmonite entro la serata. In Alto Adige hanno (TUTTI) la cattivissima abitudine di impostare i riscaldamenti di case, hotel, mezzi ecc a MANETTA.  Era soltanto il 4 settembre e i riscaldamenti erano tutti già in "modalità Natale". Sfido che stanno tutti in casa in maniche corte! Ma non soffrono l'escursione termica così repentina? So' Tedeschi, Ariani...la "razza perfetta"....! Io vivo a cavallo fra la costiera Amalfitana e quella Cilentana, mete turistiche per eccellenza, soprattutto per tedeschi, inglesi e americani. E' bellissimo vederli in pantaloncini ed infradito al primo e debole raggio di sole di Febbraio! 

 

 

Tornando in alta quota, dicevo, scesi dall'autobus alle 8:30 circa, ci incamminiamo sul sentiero seguendo il gruppo di 5 persone che è salito quassù con noi. La struttura del rifugio Auronzo ci dà immediatamente il benvenuto ma, decidiamo di non fermarci, puntando direttamente al rifugio Locatelli...tanto che ci vuole...è un trekking facile-facile, difficoltà bassa, per tutti!

Le numerosissime recensioni sul web indicavano, come unica difficoltà, l'eventuale presenza di passeggino per bambini al seguito. Bastardi

Il giro delle Tre Cime è una faticaccia SPACCACUORE per chi non è un trekker professionista. Il pensionato pantofolaio che si reca lassù con la moglie, per godersi il panorama invogliato dai vostri consigli da "Messner dei poveri", CI RIMANE! Personalmente consiglio di non effettuare in modo più assoluto il giro completo: già arrivare al rifugio Locatelli è stato davvero sfiancante! Arrivate là (è da quel punto che si ammirano le Tre Cime come-da-cartolina), guardatevi il panorama, fissatelo nella vostra mente, pranzate, gustatevi una mega fetta di torta e TORNATE INDIETRO assolutamente dalla stessa strada! 

 

 

Ad un certo punto le 5 persone che ci precedevano si dividono: uno apre i suoi bastoncini da trekking e prende un sentiero tortuoso che, a quanto ho capito dopo,  portava immediatamente sotto le tre "dita di Dio", il giro più breve ma meno panoramico. Io invece volevo vederle dal punto classico, quello per cui ci aspettava ancora tanta strada. 

Confesso che già dopo la prima salita avrei gettato volentieri al vento le ore di treno e gli ottomila cambi per arrivare fin qui. 

E' stato mio marito ad insistere per proseguire. Eravamo letteralmente madidi di sudore per la salita ripida: i pile e le sciarpe che avevamo addosso erano bagnati e freddissimi e, per via della temperatura bassa (il rifugio segnava +8° il 2 settembre), il sudore ci si ghiacciava addosso rendendo la fatica ancor più insopportabile. 

Eh? Mi pare di aver sentito dire a qualcuno di voi: "Statti a casa la prossima volta!" Ehhhh! E' bello! E' scontato aprire un Travel Blog e scrivere soltanto di 1000 belle esperienze, tutte positive e da condividere! 

 

[-Sono stato qui-sono stato la-ho fatto un selfie con lo squalo bianco-ho fatto rafting sul Gange-ho scalato la Torre Eiffel a mani nude-ho mangiato carne di wapiti-ho attraversato a piedi la Route 66-ecc ecc.]


I viaggi sono fatti anche di esperienze negative, di cose andate male (vedi la pioggia dimmerda), di cambi di programma ecc. 

 

Ad un certo punto arriviamo su un'altura immediatamente sotto la "Forcella". Vediamo il rifugio lontanissimo e piccolissimo. Ma lo vediamo! Ebbene imbocchiamo il sentiero in ripida discesa e il rifugio Locatelli scompare dal nostro orizzonte, fino poi a ricomparire molto più tardi,  quando eravamo già stanchi "terminali".  Un'altra bella salita tosta, su dei terrazzamenti palizzati di legno e finalmente arriviamo sulla terrazza delle Dolomiti. Erano le 13:30. Ci soffermiamo fuori dalla struttura e ci pariamo di fronte alle Tre, o meglio, alle QUASI Tre Cime di Lavaredo. 

 

Ironia della sorte, un bel nuvolone di nebbia compatta copriva le 3 sommità.



Eccheccacchio! Tanta fatica per non vederle neppure intere! Sconsolata faccio qualche scatto e ci affacciamo all'interno del rifugio. Avevo letto dei bagni, dunque ci affrettiamo per svuotare la zavorra prima dell'arrivo dei turisti. E abbiamo fatto bene, i bagni erano puliti! Il rifugio è molto spartano, rustico ma, allo stesso tempo, intimo ed accogliente: sa di montagna, di cose antiche e, soprattutto...di canederlo! 

Fra teste impagliate, cimeli appesi e invitanti torte, ci sediamo e ordiniamo due immense porzioni di Sacher. 

Ammetto che quella fetta di dolce in realtà per me è stata amarissima. Programmare un viaggio e sudarlo (proprio in termini di soldi), raggiungere il posto con molte ore di viaggio, le levatacce mattutine, la fatica fisica per arrivare letteralmente in cima e poi? Eccole lì "velate" da quella nube che, ho visto poi in webcam, si è dissipata solo poche ore dopo la nostra discesa! 

 

Mi consolo acquistando il "Passaporto delle Dolomiti", un simpatico ricordino che va timbrato in ogni rifugio alpino. Una volta fuori abbiamo firmato il libro di Vetta (sta subito prima dell'ingresso sotto il porticato) e ci siamo nuovamente soffermati a guardare il panorama. Nel frattempo scendono dal dormitorio sovrastante alcuni turisti stranieri IN CANOTTA con 8 gradi! Si stabiliscono sui tavoli esterni, fanno colazione e cominciano a imbracarsi con l'equipaggiamento da scalata.  Noi decidiamo di cominciare la discesa, ignari che il peggio doveva ancora arrivare...Ve lo ripeto, NON prendete il sentiero che fa il giro delle Tre Cime, piuttosto suicidatevi con i numerosi reperti di guerra sparsi lungo tutto il territorio (teatro della Grande Guerra), come quello della foto! 


Ebbene, la cosa strana è che incontravamo decine e decine di escursionisti che procedevano contro mano, cioè facevano il giro nel senso contrario. 

Poi ho capito il perché. 

Non si può spiegare a parole l'affanno, il cuore che batte all'impazzata, la testa che pulsa per l'altitudine, i polpacci che tirano per lo sforzo della salita. E poi il fatto che il sentiero da quel lato è pericoloso, ripido, non definito e in molti punti accidentato, unito alla stanchezza dell'andata ci ha letteralmente uccisi. 

In tutto questo facce sorridenti di settantenni bardati di tutto punto con scarponcini PRO e quei cacchio di onnipresenti bastoncini da trekking. "Hi" accennavano ad ogni passaggio. 

...HI-UTO avrei voluto rispondere io! 

Dicevo che a parole non si può trasmettere il disagio fisico e mentale di quel ritorno al parcheggio degli autobus, ebbene, tanto per farvi rendere conto, questa che si vede in foto è la PRIMA salita che vi aspetta. Gli esseri umani ci sono, ma sono talmente piccoli che non si vedono...per farvi capire le proporzioni del sentiero e della salita!

 

Sulla sinistra si vede la base delle Tre Cime, dovrete praticamente circumnavigarle e tornare al punto di partenza. Il tutto in due ore abbondanti partendo dal rifugio Locatelli. 

A distanza di tempo ricordo esattamente la fatica fisica ma è anche vero che lassù ho visto paesaggi che altrimenti mai avrei visto in vita mia, nonostante fosse tutto ingrigito dal brutto tempo. 

Picchi aguzzi dalle forme strane, i colori dei laghetti alpini, la vegetazione fatta di fiorellini coloratissimi e composizioni di nomi e dediche fatte con le pietre dai turisti, talmente grandi che si potevano vedere soltanto da altezze elevate.

 L'ultimo tratto lo abbiamo fatto in compagnia di una piccola mandria di vitelli che, arrivati al piazzale degli autobus (FINALMENTE), si sono placidamente adagiati sull'erba. 

 

 

Anche noi eravamo pronti per ADAGIARCI PLACIDAMENTE in un tavùto (i non campani non la capiranno). Le condizioni del nostro equipaggiamento da trekking low-cost by Decathlon erano da fotografare! Il colore delle mie scarpe e del mio pantalone tecnico era di un bel marrone-fango incrostato, misto a verde erba. Per fortuna che avevamo i k-way per la pioggia. 

A giusta conclusione, da li a poco mi avrebbe aspettato una discesa in autobus lungo i numerosi e vomitevoli tornanti fin giù a valle, merito di un simpatico autista a cui, evidentemente, non hanno mai insegnato a dosare sapientemente il freno. 

Chissà se in alta quota le bestemmie prendono?

 

 

Nonostante tutto, non so se sarà fra un anno, cinque o dieci, io lassù ci devo tornare. Devo vederle nella loro intera bellezza e devo togliermi gli scarponcini per poggiare i piedi nudi sull'erba del pianoro del rifugio Locatelli.  

 

 

  Link alla mia recensione del rifugio Locatelli su TripAdvisor

  SIATE VIAGGIATORI, NON TURISTI

 

 


martedì 25 novembre 2014

La Ciclabile S.Candido-Lienz: ovvero come sopravvivere a circa 50 Km in bici

Il segreto per uscire indenni da 50 Km di biciclettata immersi nella natura è molto semplice: non farla per niente. 

Beh, a distanza di tempo, con i glutei che si sono completamente ripresi dallo shock penso a quell'esperienza con piacere, avendo dimenticato la faticaccia e lo sforzo. 

Il tempo infatti ha il potere benefico di cancellare i ricordi brutti, lasciando al cervello solo le sensazioni positive.

Tuttavia, la stanchezza e la voglia di fermarmi a metà percorso le ricordo benissimo! 

E ricordo bene come anche quella cacchio di Lienz NON ARRIVAVA MAI! Dopotutto, 50 chilometri (lo scrivo per intero perché più incisivo) sono sempre CINQUANTACHILOMETRI

Forte delle mille recensioni positive sul web, convinco anche mio marito del fatto che la Ciclabile più bella d'Italia, sarebbe stata una passeggiata nella natura e nei fantastici colori del Sud-Tirol. 

E INVECE NO! Quanta acqua e freddo che abbiamo preso. 

E diffidate da chi scrive:"adatto anche ai bimbi, questo percorso è in falso piano tutto in discesa verso l'Austria". 

Grandissimi utenti dimmerda! Secondo me ci sono rimasti anche loro lì, su quelle salite ammazzacuore senza fiato e con gli abiti madidi di umidità congelata. 

Ma NO! Essi dovevano per forza INVOGLIARE gli ignari internauti a fare la stessa caxxata per poi riderci di gusto!

Fate una breve ricerca sul web: ecco l'immagine rappresentativa che vi restituirà Big G: la famigliola felice che pedala nell'incantevole paesaggio della Val Pusteria. 

Tutti rilassati, felici, sereni e senza  sforzo alcuno che si possa scorgere dai loro volti. 

O quelli sono bambini potenziati, dei piccoli Moser che pedalano tutto il giorno, oppure montano bici elettriche.  

Le salite sulla S. Candido Lienz ci sono ECCOME e sono davvero tostissime! Più di una volta siamo dovuti scendere e condurre la city bike a mano. 

E per fortuna che ci avevano detto che la city bike era più comoda della mountain bike! Stesso discorso per le discese. Ripide e molto pericolose. 

Alcuni tratti richiedevano il freno a manetta. 

La giornata piovosa e fredda ha fatto sì che la pista fosse pressoché deserta ma, se fosse stata più frequentata, la cosa era di davvero difficile gestione. 

 

E' vero, i paesaggi che attraversavamo erano bellissimi, suggestivi, da rivista di viaggi. Cascate, ruscelli, prati, boschi fittissimi, mucche e case di legno dallo stile tipico tirolese. 

Ma, per il viaggiatore medio-pigro che non sia abituato a pedalare per tutti quei chilometri, io non mi sento proprio di consigliare questa esperienza. Non so proprio come sia potuta arrivare a Lienz con i glutei ancora funzionanti! La bella notizia è che il ritorno è previsto in treno! Infatti il costo del noleggio della bici, volendo prevede un biglietto del treno per Lienz-S.Candido. La bici e, le ciclabili in generale, sono una realtà molto sentita e vissuta dal turista che frequenta il Sud-Tirol. Ci sono addirittura vagoni appositi per salire a bordo con la propria bici.  Ad ogni modo lungo la ciclabile è possibile fermarsi ogni tanto a fare fotografie, ammirare il panorama oppure fermarsi semplicemente a mangiare un boccone presso i diversi punti ristoro. Tappa direi obbligata è lo Store della Loacker.  Non che sia nulla di che: ormai le varie declinazioni di questi wafer le troviamo un po' dappertutto.  La sosta è obbligata per far riposare...il sellino della bike! Tuttavia a un caffè con annessa golosa porzione di torta non si può dire no. Risparmiatevi museo e laboratorio: messi lì solo per allungare il brodo.

Riprendete il viaggio e sperate di arrivare il prima possibile al traguardo.  Una volta fermati allo stand vicino alla stazione per riconsegnare le biciclette, approfittate per acquistare i biglietti di ritorno in quanto a una certa ora la biglietteria della stazione chiude (salutatemi il simpatico bigliettaio che ci sfotteva in quanto italiani). 

 

Lienz in verità, non è nulla di che. Quello che mi ha colpita maggiormente (e in negativo) sono stati i numerosissimi negozi di cose inutili che, nelle intenzioni dei commercianti austriaci, volevano assomigliare vagamente a dei souvenir. Ma non è cosa loro. Più interessanti invece le proposte culinarie, come si evince da questo simpatico cartello. Il  Big Porc CUTULE'T (forse un milanese trapiantato in Austria) dev'essere stato davvero buono! Quella sera tornammo in residence piuttosto stanchi ma molto sorpresi di noi stessi e della nostra resistenza.  E per rifocillarci una Big pizza Alto Atesina e una doppia porzione di strudel. Vi ho parlato delle pizze del Trentino? Io e mio marito ne abbiamo provate di diverse e, da campani estremamente esperti di pizze, promuoviamo a pieni voti le pizze dell'Alto Adige. E' stata davvero una piacevole scoperta, e chi se lo aspettava!? Pasta ben cotta, giusta alveolatura e lievitazione perfetta. Condimenti e mozzarella (ebbene sì, mozzarella!) come da manuale. Ci godiamo quel momento piacevole incosapevoli che l'indomani ci avrebbe aspettato un'altra faticaccia da INFARTO.....il giro delle Tre Cime di Lavaredo! Ma, d'altra parte, il relax è contemplato soltanto nelle VACANZE. Con me non si va in vacanza. Con me si VIAGGIA!

Link alla mia recensione su TripAdvisor.

  SIATE VIAGGIATORI, NON TURISTI.

 

 


sabato 22 novembre 2014

San Candido e il turismo Radical/OLD/Chic

San Candido, come dicevo nel post precedente, è una vera bomboniera

Appena ci si mette piede, la prima riflessione che elabora il cervello, è che i suoi abitanti sono dei veri privilegiati. 

A dire il vero, da Bolzano in su tutti i cittadini del Trentino Alto Adige ricevono indietro in termini di servizi, ciò che noi, resto degli italiani, neanche ci sognamo!

Con letteralmente quattro soldi si viaggia in lungo e in largo nella regione con corse illimitate su qualsiasi tipologia di mezzo (bus, treni locali, funivie ecc) e, inoltre, è contemplato l'ingresso gratuito in numerosi musei e siti di interesse (e ce ne sono tantissimi).  

E poi pulizia, ordine, educazione, senso civico e regolarità. 

Ho ricevuto più sorrisi, Buongiorno e Buonasera da sconosciuti in Trentino che nella mia città!

 

San Candido-Innichen, questo il nome corrispettivo in tedesco, è davvero piccola ma ben fatta. L'urbanizzazione della parte nuova è piacevolmente moderna, con un sapiente utilizzo del connubio legno/acciaio/cemento. Inoltre c'è tutto, sia per i suoi abitanti, che per i turisti che la affollano in ogni stagione. 

A questo proposito, è vero che le zone di montagna tirolesi d'inverno sono magiche, suggestive, profumate di vin brulè, canederli e strudel in ogni angolo delle strade ma, i colori che hanno questi posti d'estate sono ineguagliabili. 

Ecco, io preferisco di gran lunga la montagna d'estate. 

E poi dovete vedere la stazione! (capitolo a parte meritano i treni dell'Alto Adige!)

 

 

In pieno centro di S.Candido è possibile passeggiare in un'ampia zona pedonale in cui mirare le tipiche abitazioni con le facciate piene di gerani colorati ricadenti. 

Potrete scegliere fra una ricca selezione di ristoranti,  lounge-bar e localini sfiziosi. E poi loro: i negozi. 

Dalle botteghe rivestite completamente di legno che commercializzano i prodotti tipici tirolesi a piccoli/grandi magazzini su più livelli, fino ai negozi dal taglio glamour/chic dove, se non avete la MasterCard, non potrete che guardarne le vetrine dall'esterno. 

E' si una zona turistica ma, per turisti senza problemi di budget. 

Difatti la "media-del-turista-medio" che potrete incontrare in questi posti è la sessantina. 

Dopo le sette di sera tutte le attività chiudono e per le strade non c'è più nessuno.

 E che ci sei andata a fare allora?!-mi direte-Ti piace il turismo da VECCHI?! 

Non mi piace il turismo da vecchi, la CROCIERA per me è un turismo da vecchi, non le Dolomiti

 

Quello che mi piace invece è il piccolo borghetto ordinato, pulito e, soprattutto silenzioso. 

Se amassi il caos e la bolgia dantesca me ne andrei a Kos, Ibiza o in quei posti cafoni dove non riesci neanche a sentire la tua voce, tanto la caciara! 

La media alta dell'età (e dei conti in banca) dei turisti che frequentano il Trentino, permette a certi posti di rimanere tranquilli anche in altissima stagione allorquando, anche la famiglia più fragorosa e maleducata, viene inspiegabilmente invasa da un timore reverenziale per il senso civico

 

Dov'è pulito e ordinato nessuno getta nulla per terra.  

Se entri in un locale ti viene naturale bisbigliare per non disturbare i commensali al tuo fianco, i bambini magicamente non fanno i capricci, i telefoni vanno tutti in modalità silenziosa e nessuno, dico NESSUNO alza la voce in modo irriverente e cafone. 

D'altra parte questo gioiello che oggi si trova al di qua della forma dello stivale, un tempo ne era fuori e faceva parte del territorio austriaco.  

Pensa un po' che culo....esclamerebbe un abitante della Val Pusteria! 

 

La mentalità comunque è rimasta tale, loro parlano la lingua tedesca e ogni luogo, strada, toponimo ecc, ha il nome italiano ed il corrispettivo in tedesco. 

A proposito dovreste vedere che bello che è il cimitero

Beh, io comunque ho un po' calcato la mano: non è proprio tutto così marziale. 

I giovani ci sono, e pure tanti. 

Inoltre, da quando girano la fiction a S. Candido, la Val Pusteria sta vivendo stagioni turistiche ancora più intense, con l'arrivo di una nuova tipologia di turisti: i Pellegrini-da-Fiction.

Tutto merito della MONO-espressione rassicurante del volto di Terence Hill e del MONO-tono della sua voce....

Tornando a QUEI TURISTI SESSANTENNI di cui vi parlavo prima, a parte portare addosso un abbigliamento sportivo da trekking costosissimo e veramente bello (noi invece, poveri sfigati, con il sottocosto Decathlon), si muovevano in bici, a piedi e su sentieri veramente impervi, con un'agilità da far invidia a James Bond (che tra l'altro ormai è vecchio anche lui). 

 

L'alloggio che avevamo era in un Residence fornito di tutto punto: davvero carinissimo ed in pieno centro: un duplex, perfetto per una coppia o al massimo per 4 persone. 

Cucina completa, bagno con prodotti omaggio e magnifico terrazzino che dava sui Monti Baranci (quelli che si raggiungono con la seggiovia). 

Senza voler fare il verso alle recensioni di TripAdvisor,  il Dolce Vita Alpina Post Residence era comodo e pulito. 

Tuttavia, a causa del fittissimo itinerario che avevo meticolosamente pianificato all'aria aperta, l'abbiamo vissuto pochissimo.

Come si fa ad andare in Trentino e non praticare l'outdoor?!

 

Il sopracitato itinerario comprendeva la ciclabile S.Candido-Lienz, visita al lago di Braies, giro delle Tre Cime di Lavaredo e una cura ricostituente a base di Strudel

Era solo il 3 settembre: praticamente da noi ancora facevamo i bagni a mare e in Alta Pusteria pioveva e faceva freddissimo. 

Meno male che avevamo portato con noi alcune maglie di pile ed i K-Way che ci hanno permesso di rispettare il folle programma! 

 

Seguono i post: Lago di Braies, Ciclabile della Val Pusteria, Giro delle Tre Cime di Lavaredo.

 

Link alla mia recensione su TripAdvisor per la struttura ricettiva.

 SIATE VIAGGIATORI, NON TURISTI.


venerdì 14 novembre 2014

Un Passo dalla Fiction


Non ho un bel rapporto con la Tv. Anzi non ho proprio alcun rapporto con la Tv! Per me la televisione è il telegiornale e basta. Tuttavia, un po di tempo fa, facendo zapping sovrapensiero mi blocco immediatamente sulle immagini di quella che poi, ho scoperto essere una fiction.

CHE regia......da Golden Globe

CHE attori................da Premio Oscar

CHE dialoghi....................da Supertelegattone

CHE sceneggiatura...................................da ho finito i premi.

E cosa mi ha trattenuto dal cambiare immediatamente canale direte voi!? La magnifica location che ospitava, e ospita ancora, questa ItalianFiction. Se non fosse per quella, col cavolo che arrivava alla TERZASTAGIONE!  Ebbene sto parlando di Un Passo dal Cielo, Rai Uno. In questa fiction, ambientata in uno splendido borgo montano ai piedi delle maestose Dolomiti, ci sono più vacche che abitanti, e tuttavia succedono i peggiori crimini che neanche a Chicago. Ma a risolverli ci penserà lo straordinario acùme e la soporifera vèrve dell'ispettore forestale della locale caserma...

 

Dalla Tv ad'internet il passo è stato brevissimo. Ho subito cercato i nomi dei posti e individuato hotel e sistemi per gli spostamenti. L'Alto Adige è il paradiso per i turisti/viaggiatori. Poi vi spiegherò in seguito. L'unico ostacolo sono le settantadueore di treno ed i cinquantaquattro cambi per arrivarci! L'aereo Roma/Bolzano costa un botto e, a parte l'automobile propria, l'unico mezzo sono le rotaie. Le Frecce arrivano sino a Bolzano. Da lì altre due coincidenze ed arriverete felicemente e stancamente a San Candido-Innichen. Una bomboniera già dalla sua stazione carinissima, un bellissimo comune italiano ma che dell'Italia ha ben poco.  Prima di partire passavo le ore a guardare la webcam che riprende l'isola pedonale del centro, insieme alla webcam delle fantastiche Tre Cime di Lavaredo.  

 

 

To Be Continued: seguiranno una serie di Post sulle mie esperienze di viaggio in Sud-Tirol: San Candido e Ciclabile, Lago di Braies, giro delle Tre Cime di Lavaredo.

  SIATE VIAGGIATORI, NON TURISTI.